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Università: un problema o una risorsa? Una voce fuori dal coro PDF Stampa E-mail
Scritto da Obiettivo Studenti   
Venerdì 06 Novembre 2009 16:51
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Essi cercano sempre d'evadere dal buio esterno e interiore sognando sistemi talmente perfetti che piú nessuno avrebbe bisogno d'essere buono (T. S. Eliot)



Dopo mesi di annunci il Consiglio dei ministri ha licenziato la settimana scorsa un ambizioso disegno di legge di riforma dell´universitá. Il ddl, che sará presto presentato in Parlamento, detta misure in materia di governance, reclutamento e stato giuridico dei docenti e dei ricercatori, contabilitá, qualitá ed efficienza delle universitá, diritto allo studio. Un disegno di legge giustamente di ampio respiro, anche se, in molte parti, eccessivamente minuzioso. Dal momento che l´universitá italiana versa da anni in una situazione di stallo la proposta governativa, lungamente attesa dal mondo accademico, é stata salutata, di per sé, positivamente da gran parte dei protagonisti e dei commentatori, ad eccezione di quelli che sono contro per partito preso e di poche altre autorevoli voci. Da parte nostra, giá in tempi non sospetti, avevamo manifestato apprezzamento per le intenzioni espresse dal ministro Gelmini, segnalando tuttavia contestualmente l´esistenza di alcuni nodi da sciogliere. Da qui occorre ora riprendere la riflessione, perché, quei nodi sono ancora ben lontani dall´essere sciolti. Non si tratta innanzitutto di discutere i dettagli della riforma, ma la filosofia di fondo che ha ispirato il Governo (e lo ha condizionato fin nei dettagli). Il limite di questo disegno di legge é presto detto: dal momento che esso si fonda su una lettura parziale della realtá dei fatti le ricette che vi si propongono non sono una risposta adeguata ai problemi che si afferma di voler risolvere. Il punto di partenza di tutto l´impianto é noto (perché libercoli, giornali e televisioni ci hanno bombardato –fin quasi a convincercene– per piú di un anno): l´universitá italiana é un mondo di sprechi e privilegi, di baronie e di corruzione. Ovvio che, se questa é la premessa, lo svolgimento della riforma sará tutto nel senso di eliminare, o almeno limitare, sprechi, privilegi, baronie e corruzione per evitare – questo é l´unico punto veramente qualificante l´impianto della riforma –inefficienze nell´uso del denaro pubblico, soprattutto in tempo di crisi economica. Non é che si tratti di un obiettivo sbagliato (é anzi un obiettivo sacrosanto), solo che rappresenta appena una parte del problema. Se l´ansia di contenimento di spesa pubblica diventa invece l´unica lente con cui interpretare tutto si finisce per ridurre l´Universitá a una questione da ragionieri, si enfatizzano esclusivamente gli aspetti di malcostume, si costrui- sce un sistema talmente perfetto (sulla carta) da non avere bisogno della libertá degli uomini. Col rischio di concepire un disegno contraddittorio e soffocante.

Cosí per esempio, la valutazione (a tutti i livelli: degli atenei, dei docenti, degli studenti, ecc.) piuttosto che assumere una funzione premiante, diventa uno strumento punitivo; il finanziamento, invece di considerare l´adeguatezza o meno della contribuzione studentesca, il come attrarre maggiori capitali privati, come ripensare le modalitá di distribuzione delle risorse pubbliche in funzione di specifici obiettivi, diventa solo un problema di risparmio; il tema della governance diventa un rimescolamento di carte che non si sa bene che effetti produrrá e anche il reclutamento –che, almeno in taluni aspetti, é forse la parte migliore del ddl –finisce per essere un meccanismo magari meno imperfetto di altri, ma pur sempre aggirabile. Forse la situazione dell´universitá italiana é un po´ diversa e piú articolata di come la descrivono certi giornalisti d´assalto e taluni opinionisti á la carte ed in questa complessitá, tra l´altro, rientra anche il ruolo giocato dal "regolatore" di sistema, cioé il Ministero (cui va addebitata, sia detto tra parentesi, una buona fetta di (ir)responsabilitá: solo a titolo esemplificativo, si pensi all´istituzione di ben 11 universitá telematiche tra il 2004 e il 2006). In questi mesi alcuni studiosi hanno provato a fornire un quadro maggiormente obiettivo della situazione, senza nascondere i limiti, ma anche evidenziando i pregi della nostra accademia in paragone con le altre universitá europee. Tutti hanno richiamato la differenziazione come parola chiave per un vero cambiamento, ma la loro voce é rimasta inascoltata. Ora tocca al Parlamento e puó essere un´occasione preziosa, se non prevarranno logiche lobbistiche, per rimettere positivamente l´universitá al centro del dibattito. In questo senso ha ragione il Prof. Decleva, presidente della CRUI, quando dice che si tratta di un´occasione piú unica che rara "per chi ha davvero a cuore il recupero e il rilancio dell´universitá italiana". Ma la virtú non si impone per legge e il coraggio di cambiare porta con sé la necessitá di investire in tutti i sensi e di fornire incentivi veri affinché ciascuno –docenti, studenti, comunitá accademiche, ministero –sia spinto a fare del proprio meglio. Un vero cambiamento é possibile solo riscoprendo un criterio ideale che si declina operativamente nelle parole differenziazione, incentivi, investimenti. Il resto é pura propaganda.

Obiettivo Studenti

 

 
La riforma vista dagli studenti: gli atenei sono un problema o una risorsa? PDF Stampa E-mail
Scritto da Obiettivo Studenti   
Venerdì 06 Novembre 2009 16:50
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UNIVERSITA’/ La riforma vista dagli studenti: gli atenei sono un problema o una risorsa?

da www.ilsussidiario.net

venerdì 6 novembre 2009

Mercoledì 28 ottobre il Consiglio dei Ministri ha varato il disegno di legge di riforma del sistema universitario, che costituisce un tentativo di rinnovamento dell’assetto organizzativo degli atenei. Che ci siano dei segnali nella direzione di una riforma dell’Università dovrebbe essere, di per sé, un fatto positivo rispetto alla situazione di stallo che abbiamo vissuto per anni. Ed è per questo, probabilmente, che le prime reazioni da parte di commentatori e addetti ai lavori a questa iniziativa del Governo sono state per lo più di apprezzamento, salvo alcune autorevoli eccezioni, anche su questo quotidiano. Nel merito le norme di questo ddl toccano diversi temi cruciali relativi all’università: la governance degli atenei, il diritto allo studio, il reclutamento dei docenti, la qualità e l’efficienza del sistema universitario. Eppure l’effetto che si trae dalla lettura dell’articolato è tutt’altro che entusiasmante.

L’intento del legislatore, infatti, non sembra tanto quello di ridare slancio e prospettiva all’università (descritta ormai da mesi come un covo di baroni, di fannulloni, di corrotti e di spreconi), quanto di imbrigliarla ulteriormente, attraverso l’introduzione di una congerie di norme da applicare capillarmente e uniformemente sul territorio nazionale. Il tutto, ovviamente, senza ulteriori oneri per la finanza pubblica! Insomma, siamo alle solite. Ancora una volta solo una grande operazione di facciata, di marca squisitamente statalistica.

Ma non dovrebbe un governo di centro destra, invece che legiferare su tutto, favorire la concorrenza e la competizione attraverso opportuni incentivi? È ovvio che gli incentivi comportano investimenti, in tutti i sensi, ma c’è forse un’altra strada per risollevare la nostra università e metterla in condizione di competere a livello internazionale? O qualcuno si illude che per effetto di questa riforma (ammesso pure che venga approvata e non stravolta da centinaia di emendamenti ad personam) qualche università italiana entrerà magicamente nella top ten della classifica del The Times Higher Education? Non prendiamoci in giro: la serietà di questa iniziativa è sconfessata dalla totale assenza di veri investimenti e incentivi. E non basta al riguardo replicare che le risorse arriveranno dallo scudo fiscale perché quel finanziamento, se arriverà, servirà a coprire un taglio di 700 milioni di euro disposto con la finanziaria dello scorso anno, non certo a promuovere quelle eccellenze italiane tanto invocate nella retorica del merito quanto umiliate dall’assenza di iniziative concrete.

Il documento che da ieri è diffuso in tutte le università italiane (“Università: un problema o una risorsa? Una voce fuori dal coro”) fa il punto sulla riforma universitaria ed è un invito alla riflessione.

 (Francesco Magni, presidente nazionale del Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio

 
Matricola Point 09-10 PDF Stampa E-mail
Scritto da Obiettivo Studenti   
Mercoledì 02 Settembre 2009 17:58

Vi aspettiamo in questi giorni nelle Facoltà per i Matricola Point!


Beni Culturali: dal 25 Settembre

Biologia: dall'11 Settembre

Economia: dall'8 Settembre

Fisica e Matematica: dall'8 Settembre

Giurisprudenza: dal 18 Settembre

Ingegneria: dal 14 Settembre

Lettere e Filosofia: dall'8 Settembre

Lingue e Letterature e Comunicazione Interculturale: dal 4 Settembre

Scienze e tecniche della Comunicazione Linguistica: dal 3 Settembre

Pedagogia dell'Infanzia: dall'11 Settembre

Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Settembre 2009 14:04
 
Dopo un anno di governo, aspettiamo la solita onda? PDF Stampa E-mail
Scritto da Obiettivo Studenti   
Domenica 06 Settembre 2009 15:47
Università: dopo un anno di governo… aspettiamo la solita Onda?

 

Dopo un autunno di accesi dibattiti dell’università non si parla più. Che ne è stato delle linee guida, dei progetti di legge, dell’università del merito contro l’università dei baroni? Da mesi il sistema universitario versa in uno stato di paralisi totale. Le uniche azioni politiche sono dettate, di fatto, dal Ministero dell’economia, mentre Maria Stella Gelmini cerca di limitare i danni annunciando dalle colonne dei giornali imminenti riforme. Quegli stessi giornali che da mesi dipingono l’università come un mondo di sprechi, di corruzione e di privilegi. Alla prova dei fatti cresce ogni giorno di più l’interrogativo circa l’interesse del Governo verso il destino dell’università. Quali sono le sue vere intenzioni? Esaminiamo brevemente quanto successo durante l’ultimo anno per capire a che punto eravamo.
1. Con il d.l. 25 giugno 2008 n. 113 (poi convertito in legge n. 133/2008) si prevedeva, tra le altre cose, di limitare fortemente la possibilità per le università di assumere personale a tempo indeterminato (c.d. blocco del turn over), si stabiliva un differimento una tantum degli scatti stipendiali dei docenti, si prevedeva la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
2. Con la legge Finanziaria 2009 si prevedeva nel triennio 2009-2011 un taglio del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) di 731 milioni nel 2010 e di 863 milioni nel 2011 rispetto al dato 2008. Nessun taglio, invece, per il FFO del 2009. Pesanti tagli invece in materia di diritto allo studio e di alloggi e residenze per gli studenti.
3. Il governo è intervenuto nuovamente con il d.l. 10 novembre 2008 n. 180 (poi convertito in legge n. 1/2009) con il quale venivano allentate le restrizioni relative al turn over, venivano stanziate consistenti risorse per il diritto allo studio, veniva allocata una quota significativa (7%) di FFO in base ai risultati della valutazione, venivano modificati i meccanismi di composizione delle commissioni dei concorsi già banditi. Si prevedeva inoltre il divieto di reclutamento di nuovi docenti per gli atenei che avessero spese di personale superiori al 90% di FFO.
Quale seguito ha dato il Ministero a queste previsioni legislative? Ad oggi poco o niente. Ma quel che è peggio è che il tutto ha il sapore di una clamorosa presa in giro.
1. Dopo aver allentato il blocco del turn over il Ministero non ha mai provveduto a dare seguito alle procedure concorsuali, col risultato che la possibilità di assumere nuovi ricercatori e nuovi docenti nel 2009 appare praticamente impossibile. Ciò significa, inoltre, che lo Stato assorbirà (quasi) interamente le risorse liberate dai pensionamenti. Al riguardo viene il sospetto che questi concorsi non si faranno mai e, magari, confluiranno in un nuovo sistema di reclutamento. Ma se così fosse perché non dirlo apertamente?
2. Alla fine di marzo il ministro Gelmini, presentando le ennesime Linee guida, aveva lanciato lo slogan “risorse in cambio di riforme”. Fino ad ora non si sono viste né le une né le altre. Sul fronte dei finanziamenti non ci sono novità circa il taglio del 10% di FFO che colpirà come una mannaia tutti gli atenei nel 2010. Su quello delle riforme assistiamo al continuo rinvio della bozza del disegno di legge di iniziativa governativa in materia di governance, reclutamento, valutazione e diritto allo studio. Si invocano al riguardo gli spettri di veti trasversali sui contenuti del testo, ma v’è da chiedersi se, a meno che non si voglia seguire la pessima abitudine di approvare le leggi a colpi di fiducia, non debba e non possa essere il Parlamento il luogo in cui si confrontano le idee.
Che cosa si sta aspettando?
3. Dopo mesi di attesa sembra ormai prossimo a vedere la luce il decreto ministeriale che distribuisce il FFO (e quella quota di 7% destinata agli Atenei più meritevoli). Ma, a parte il fatto che l’anno accademico è quasi finito, il decreto deve ancora superare il vaglio della Corte dei conti. Speriamo.
4. Non ci sono notizie circa il destino della famosa agenzia di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR). Se ne parla da mesi, ma non si sa se e quando vedrà la luce. Ci chiediamo, come è possibile premiare il merito senza la valutazione ed un organismo a ciò preposto?
5. Non si conoscono i destini dei futuri insegnanti. Abolite le Scuole di specializzazione e dopo un anno di stop, sembra finalmente pronto un regolamento per la nuova formazione degli insegnanti. Peccato che, come dice il Sole 24ore del 23/6, senza la riforma del reclutamento la formazione iniziale rimane una bella teoria. È giunto il momento che qualcuno abbia il coraggio di dire che il re è nudo, che l’università è l’ultimo dei pensieri dei nostri politici e di questo Governo, che il ministero dell’Università è un ministero senza portafoglio, che si fanno tanti buoni (?) propositi, si annunciano grandi riforme, ma alla fine sembra tutto una burla.
Ci auguriamo di essere prontamente smentiti dal ministro e dal Governo. Ci sorprenda ministro, ci stupisca. Faccia nei prossimi giorni quello che ha annunciato: dia seguito ai concorsi per i quali ha voluto modificare la composizione delle commissioni, dia avvio alle riforme, ottenga le risorse che ha chiesto, dia una speranza ai futuri insegnanti, avvii una seria valutazione, scongiuri il rischio diun nuovo autunno di proteste mediatiche. Saremo lieti di ricrederci.

 
Galleria nazionale della Puglia a Bitonto (Bari) PDF Stampa E-mail
Scritto da Obiettivo Studenti   
Venerdì 08 Maggio 2009 11:20
Palazzo Sylos Calò
Piazza del castello
Orario: 10-20, chiuso il mercoledi
info:080/3716184 - 5285231
Nel museo ci sono 229 dipinti e 108 disegni databili fra il XVI e XIX secolo.Alcuni artisti presenti sono El Greco, Lanfranco, Poussin, Gauli, Voet,d'Anna, Hackert, De Nittis, Morelli, Sartorio, de Carolis; inoltre sono presenti opere attribuite a Veronese, Orazio e Artemisia Gentileschi a Velàzquez e Mengs.
Ultimo aggiornamento Mercoledì 20 Maggio 2009 13:49
 
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