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Università: dopo un anno di governo… aspettiamo la solita Onda?
Dopo un autunno di accesi dibattiti dell’università non si parla più. Che ne è stato delle linee guida, dei progetti di legge, dell’università del merito contro l’università dei baroni? Da mesi il sistema universitario versa in uno stato di paralisi totale. Le uniche azioni politiche sono dettate, di fatto, dal Ministero dell’economia, mentre Maria Stella Gelmini cerca di limitare i danni annunciando dalle colonne dei giornali imminenti riforme. Quegli stessi giornali che da mesi dipingono l’università come un mondo di sprechi, di corruzione e di privilegi. Alla prova dei fatti cresce ogni giorno di più l’interrogativo circa l’interesse del Governo verso il destino dell’università. Quali sono le sue vere intenzioni? Esaminiamo brevemente quanto successo durante l’ultimo anno per capire a che punto eravamo.
1. Con il d.l. 25 giugno 2008 n. 113 (poi convertito in legge n. 133/2008) si prevedeva, tra le altre cose, di limitare fortemente la possibilità per le università di assumere personale a tempo indeterminato (c.d. blocco del turn over), si stabiliva un differimento una tantum degli scatti stipendiali dei docenti, si prevedeva la possibilità per le università di trasformarsi in fondazioni di diritto privato.
2. Con la legge Finanziaria 2009 si prevedeva nel triennio 2009-2011 un taglio del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) di 731 milioni nel 2010 e di 863 milioni nel 2011 rispetto al dato 2008. Nessun taglio, invece, per il FFO del 2009. Pesanti tagli invece in materia di diritto allo studio e di alloggi e residenze per gli studenti.
3. Il governo è intervenuto nuovamente con il d.l. 10 novembre 2008 n. 180 (poi convertito in legge n. 1/2009) con il quale venivano allentate le restrizioni relative al turn over, venivano stanziate consistenti risorse per il diritto allo studio, veniva allocata una quota significativa (7%) di FFO in base ai risultati della valutazione, venivano modificati i meccanismi di composizione delle commissioni dei concorsi già banditi. Si prevedeva inoltre il divieto di reclutamento di nuovi docenti per gli atenei che avessero spese di personale superiori al 90% di FFO.
Quale seguito ha dato il Ministero a queste previsioni legislative? Ad oggi poco o niente. Ma quel che è peggio è che il tutto ha il sapore di una clamorosa presa in giro.
1. Dopo aver allentato il blocco del turn over il Ministero non ha mai provveduto a dare seguito alle procedure concorsuali, col risultato che la possibilità di assumere nuovi ricercatori e nuovi docenti nel 2009 appare praticamente impossibile. Ciò significa, inoltre, che lo Stato assorbirà (quasi) interamente le risorse liberate dai pensionamenti. Al riguardo viene il sospetto che questi concorsi non si faranno mai e, magari, confluiranno in un nuovo sistema di reclutamento. Ma se così fosse perché non dirlo apertamente?
2. Alla fine di marzo il ministro Gelmini, presentando le ennesime Linee guida, aveva lanciato lo slogan “risorse in cambio di riforme”. Fino ad ora non si sono viste né le une né le altre. Sul fronte dei finanziamenti non ci sono novità circa il taglio del 10% di FFO che colpirà come una mannaia tutti gli atenei nel 2010. Su quello delle riforme assistiamo al continuo rinvio della bozza del disegno di legge di iniziativa governativa in materia di governance, reclutamento, valutazione e diritto allo studio. Si invocano al riguardo gli spettri di veti trasversali sui contenuti del testo, ma v’è da chiedersi se, a meno che non si voglia seguire la pessima abitudine di approvare le leggi a colpi di fiducia, non debba e non possa essere il Parlamento il luogo in cui si confrontano le idee.
Che cosa si sta aspettando?
3. Dopo mesi di attesa sembra ormai prossimo a vedere la luce il decreto ministeriale che distribuisce il FFO (e quella quota di 7% destinata agli Atenei più meritevoli). Ma, a parte il fatto che l’anno accademico è quasi finito, il decreto deve ancora superare il vaglio della Corte dei conti. Speriamo.
4. Non ci sono notizie circa il destino della famosa agenzia di valutazione dell’università e della ricerca (ANVUR). Se ne parla da mesi, ma non si sa se e quando vedrà la luce. Ci chiediamo, come è possibile premiare il merito senza la valutazione ed un organismo a ciò preposto?
5. Non si conoscono i destini dei futuri insegnanti. Abolite le Scuole di specializzazione e dopo un anno di stop, sembra finalmente pronto un regolamento per la nuova formazione degli insegnanti. Peccato che, come dice il Sole 24ore del 23/6, senza la riforma del reclutamento la formazione iniziale rimane una bella teoria. È giunto il momento che qualcuno abbia il coraggio di dire che il re è nudo, che l’università è l’ultimo dei pensieri dei nostri politici e di questo Governo, che il ministero dell’Università è un ministero senza portafoglio, che si fanno tanti buoni (?) propositi, si annunciano grandi riforme, ma alla fine sembra tutto una burla.
Ci auguriamo di essere prontamente smentiti dal ministro e dal Governo. Ci sorprenda ministro, ci stupisca. Faccia nei prossimi giorni quello che ha annunciato: dia seguito ai concorsi per i quali ha voluto modificare la composizione delle commissioni, dia avvio alle riforme, ottenga le risorse che ha chiesto, dia una speranza ai futuri insegnanti, avvii una seria valutazione, scongiuri il rischio diun nuovo autunno di proteste mediatiche. Saremo lieti di ricrederci.
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